da admin | Feb 11, 2026 | Notizie
Negli ultimi mesi molte aziende mi fanno la stessa domanda: ha ancora senso registrare un dominio, creare un sito web e investire in SEO, se ormai l’intelligenza artificiale risponde al posto nostro?
La domanda è legittima. Google sta mostrando sempre più spesso un riassunto in cima ai risultati, quelle che chiamano AI Overviews. Motori come Perplexity fanno qualcosa di simile. E anche i chatbot, quando chiedi “cerca sul web”, ti restituiscono una risposta già pronta, già confezionata, già digerita.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno click. Se l’utente ha già la risposta nella pagina dei risultati, perché dovrebbe entrare in un sito? Se il chatbot gli ha dato quello che cercava, perché dovrebbe uscire dalla conversazione?
E qui nasce l’equivoco più pericoloso: confondere meno traffico con meno valore.
Prima cosa da capire: AI Overviews non è la stessa cosa di una chat
È utile distinguere due scenari, perché funzionano in modo diverso e hanno impatti diversi sul tuo sito.
Da una parte abbiamo Google con le AI Overviews. Ti dà un riassunto sintetico in cima alla pagina, ma spesso mostra anche le fonti con link cliccabili. Quindi una possibilità di click esiste ancora, anche se certamente ridotta rispetto al passato. L’utente vede la risposta, ma può decidere di approfondire se l’argomento è complesso o se ha bisogno di più dettagli.
Dall’altra parte abbiamo le chat pure: ChatGPT, Gemini in modalità conversazione, Claude e tutti gli altri. Qui l’esperienza è più chiusa. L’utente ottiene la risposta e può rimanere dentro la conversazione senza mai uscire. Fa una domanda, riceve una risposta, fa un’altra domanda. Il ciclo si chiude tutto dentro l’interfaccia della chat.
In entrambi i casi i click diminuiscono, questo è innegabile. Ma con dinamiche diverse. E soprattutto, in entrambi i casi c’è una verità fondamentale che molti dimenticano: l’intelligenza artificiale non produce conoscenza dal nulla. La prende da qualche parte. E quel qualche parte sei tu, o qualcun altro.
Come “ragiona” l’AI quando costruisce una risposta
Per capire perché i siti contano ancora, bisogna fare un passo indietro e capire come funziona veramente l’intelligenza artificiale quando ti risponde.
Immagina una specie di spazio mentale enorme dove i concetti simili finiscono vicini. Cane vicino a cuccia. Bambino vicino a culla. Sorrento vicino a “Torna a Surriento”. In termini tecnici questa idea si collega ai word embeddings e allo spazio vettoriale (vector space): una mappa gigantesca dove i concetti hanno vicinanze e relazioni precise.
Perché ti interessa sapere questo? Perché quando chiedi all’AI “dimmi qualcosa su X”, lei va a cercare e ricostruire la risposta usando ciò che ha a disposizione in quel territorio di significati. E se tu non sei presente in quel territorio con informazioni chiare e affidabili, qualcun altro riempirà quel vuoto. O peggio, nessuno lo riempirà e l’AI potrebbe dire sciocchezze su di te.
L’AI non è un giornalista: il problema delle allucinazioni
Qui va detta una cosa senza ambiguità: l’AI può sbagliare e può inventare dettagli. Non “inventa” nel senso umano del termine, non ha intenzione e non ha coscienza, ma se non trova dati solidi tira a indovinare in modo probabilistico. E questo genera le famose allucinazioni: frasi che sembrano plausibili, che suonano bene, ma che sono false.
Questa è una delle ragioni principali per cui i siti hanno ancora valore. Se tu non sei presente con informazioni chiare, strutturate, verificabili, l’AI potrebbe raccontare una versione distorta della tua realtà. E quella versione distorta diventerà la risposta che migliaia di persone riceveranno.
Il sito oggi è sempre più suggeritore, non solo attore
Una metafora che aiuta a capire il cambiamento: prima il sito era l’attore sul palco. Parlava direttamente al pubblico. Oggi spesso l’attore è l’AI, ma l’AI ha bisogno del suggeritore. Ha bisogno di fonti chiare da cui prendere le battute.
E qui va fatta una precisazione tecnica importante: il tuo sito viene usato in due modi diversi.
Il primo modo è l’addestramento (training). Quando i modelli di intelligenza artificiale vengono creati, vengono “nutriti” con enormi quantità di testo dal web. Il tuo sito, se è pubblico, probabilmente è già entrato in quella fase. È diventato parte della conoscenza di base del modello. Questo succede periodicamente, quando vengono create nuove versioni dei sistemi AI.
Il secondo modo è la consultazione in tempo reale, quella che tecnicamente si chiama RAG (Retrieval-Augmented Generation). Quando un sistema deve rispondere a una domanda specifica, non si affida solo a quello che ha memorizzato durante l’addestramento, ma va a pescare dati freschi, aggiornati, specifici da sorgenti esterne. Cerca sul web, trova il tuo sito, estrae le informazioni e le usa per costruire la risposta.
La differenza pratica? L’addestramento è periodico e cattura lo “stato generale” del web. La consultazione è immediata e cattura i dettagli specifici, gli aggiornamenti recenti, i dati che cambiano.
E questa è la svolta: il valore del sito non è solo farsi visitare. È diventare fonte in entrambi i sensi. Essere presente nell’addestramento futuro dei modelli e essere consultabile quando servono informazioni fresche sul tuo settore, sul tuo territorio, sul tuo prodotto.
Traffico in calo, vendite stabili: perché succede
Una cosa che stiamo osservando spesso, e non solo noi, è questa: il traffico informativo cala, ma le vendite non necessariamente diminuiscono. Anzi, in alcuni casi migliorano.
È un punto importante che sfata molti allarmismi. Molte visite erano “di passaggio”: persone che arrivavano, leggevano due righe, non trovavano esattamente quello che cercavano e sparivano. L’AI quel tipo di bisogno lo soddisfa prima, direttamente nella risposta. L’utente chiede “a che ora apre il museo” e ottiene la risposta senza dover cliccare su tre siti diversi.
Ma chi deve comprare, prenotare, contattare, prendere una decisione spesso ha ancora bisogno di vedere dettagli, confrontare alternative, fidarsi, compiere un’azione reale che una chat non può completare. In pratica, l’AI sta tagliando una parte del traffico che era spesso rumore. E questo, paradossalmente, può lasciare un traffico più piccolo ma più maturo, più qualificato, più propenso alla conversione.
Non tutti i siti avranno lo stesso destino
Qui bisogna essere chiari, perché non tutti i siti si trovano nella stessa condizione. Alcuni soffriranno più di altri, e la differenza non è casuale.
I siti costruiti per fare volume, quelli che vivevano di click, affiliazioni, titoli acchiappa-traffico e pagine piene di pubblicità, sono quelli più esposti. Quel modello era in difficoltà già prima dell’AI. Bot, frodi, traffico artificiale, banner blindness: i problemi erano evidenti. L’intelligenza artificiale non ha creato il problema, ha semplicemente accelerato la fine di un modello che era già fragile.
Dall’altra parte abbiamo i siti che creano significato. Quelli che raccontano un territorio con competenza. Che portano esperienza reale sul campo. Che costruiscono contesto attorno a un tema. Che hanno un’identità chiara e riconoscibile. Per l’AI questi siti non sono un ostacolo da superare. Sono materiale di valore da utilizzare.
Un caso reale: da portale turistico a fonte per l’AI
Vi racconto un caso concreto perché i numeri aiutano a capire meglio della teoria.
Ho preso in mano un portale turistico che seguo e mi sono posto un obiettivo molto chiaro: se l’intelligenza artificiale deve parlare di questo territorio, voglio che utilizzi il mio portale come fonte. Non mi interessava intercettare il meteo o il traffico occasionale da ricerche generiche. Mi interessava incidere sulla narrazione, diventare il riferimento quando si parla di quel luogo.
Ho lavorato sul sito rendendolo più chiaro, più strutturato, più leggibile. Meno “SEO da riempimento” fatta di parole chiave sparse a caso, più contenuto realmente utile. Ho eliminato pagine deboli, ho consolidato informazioni, ho aggiunto dati verificabili, ho creato relazioni tra gli argomenti.

Dopo circa dieci, quindici giorni ho controllato i dati su SEOZoom. Il traffico stimato proveniente da AI Overview è cresciuto in modo importante. Il delta è passato da poche centinaia di visite stimate a oltre quindicimila.
E la cosa interessante, quella che potrebbe sfatare il mito della guerra tra SEO e AI, è questa: il traffico organico tradizionale non è crollato. Anzi, è leggermente cresciuto. Cosa significa? Che lavorare per rendere il sito leggibile dall’AI non ha distrutto il traffico da Google. Ha semplicemente aggiunto un nuovo canale. Non è una guerra, è un’evoluzione.
E i domini? Servono ancora?
Sì, servono. E servono per due motivi semplici ma fondamentali.
Primo motivo: per gli umani. Un dominio giusto è più facile da ricordare e digitare. Se il tuo dominio si chiama pompei.it e parli di Pompei, c’è coerenza immediata. L’utente capisce subito dove si trova.
Secondo motivo: per l’AI. Un dominio coerente con un concetto, un luogo, un tema tende a essere più allineato semanticamente. L’intelligenza artificiale ragiona per relazioni, e un dominio che già nel nome dichiara il suo campo di azione parte avvantaggiato.
Ovviamente un dominio forte con un sito scadente non basta. Ma un dominio forte con un sito autorevole è una combinazione che resta potentissima. E qui entra una regola pratica che vale la pena ricordare: l’AI rende abbondanti i contenuti, ma i nomi restano scarsi. Chiunque può scrivere un articolo su Pompei. Solo uno può avere pompei.it.
Dal click alle relazioni: link, banner e contesto
Qui serve un cambio di mentalità profondo, perché stiamo passando da un mondo fatto di click a un mondo fatto di relazioni semantiche.
I link nel vecchio mondo SEO contavano soprattutto per una cosa: chi ti linka. Più link ricevi, più autorità guadagni. Nel mondo AI conta sempre di più cosa viene detto di te e in che contesto. Un link muto, senza contesto, vale poco. Una citazione spiegata, coerente, utile vale molto di più.
Facciamo un esempio concreto. Se io ho un portale su Pompei e scrivo: “L’Hotel X a Salerno è un’ottima base per visitare Pompei e poi spostarsi verso Amalfi”, sto creando una relazione. L’AI memorizza: Hotel X è funzionale a chi vuole visitare Pompei. Non perché l’hotel sia a Pompei, ma perché è strategicamente utile per chi va a Pompei. Questo è il passaggio dalle parole chiave alle relazioni semantiche, quella che in termini tecnici si chiama entity association.
Un altro esempio. Se un sito autorevole di pesca racconta: “Ho pescato ad Amalfi e ho dormito all’Hotel Y, perfetto per pescatori”, l’AI crea una relazione: Hotel Y è associato alla pesca. Se quell’hotel vuole essere un hotel di lusso per coppie in luna di miele, deve stare attento a chi parla di lui e in che modo. Qui non siamo più nel marketing tradizionale. Siamo nelle Digital PR per l’AI.
Banner e cronaca nera: quando il contesto diventa pericoloso
Il banner è pensato per gli umani. Un’immagine pubblicitaria viene vista dall’utente, eventualmente cliccata, e finisce lì. Ma il contesto in cui quel banner appare conta più di quanto pensiamo.
Un hotel nella pagina “Dove dormire a Pompei” è coerente. Un hotel in una pagina di cronaca nera? Per l’utente può essere neutro, non ci fa particolarmente caso. Ma l’AI legge il testo. E se le relazioni si creano per prossimità e coerenza nel tempo, bisogna chiedersi: che tipo di associazioni sto costruendo?
Questo non significa che l’AI penalizza automaticamente chi appare in contesti negativi. Significa che il marketing diventa più strategico, più attento, più consapevole delle tracce semantiche che lasciamo. Un tema che si chiama Brand Safety: la sicurezza del marchio non solo in termini di dove appare, ma anche di come viene percepito dall’intelligenza artificiale che sta mappando il web.
Una nota importante: coerenza nel tempo
L’AI non guarda solo l’episodio singolo. Guarda i pattern, le ripetizioni, le costanti. Se un hotel viene citato sempre in un certo modo, l’AI tenderà a categorizzarlo così. Per questo oggi è ancora più importante costruire identità, posizionamento e coerenza nel tempo.
Non basta dire una volta “siamo un hotel di lusso”. Bisogna che tutto quello che viene detto di te, da te e da altri, vada nella stessa direzione. Perché l’AI non valuta le singole frasi. Valuta il quadro complessivo.
E il traffico umano sparirà del tutto?
Io non ne sono convinto. E vi spiego perché con un esempio pratico.
Se devo andare a un convegno a Bologna, prenoto l’hotel più vicino alla sede e basta. È una decisione funzionale, rapida, che un chatbot può risolvere perfettamente. Ma se devo organizzare una vacanza di una settimana? Leggo. Esploro. Mi godo la preparazione. L’organizzazione del viaggio è parte del piacere, parte dell’esperienza.
Non credo che tutto il web umano verrà sostituito da chatbot. Cambierà, questo sì. Ma non sparirà. Rimarrà per tutte quelle situazioni dove l’esperienza di navigazione, di scoperta, di confronto è parte del valore. Dove decidere non è solo ottenere una risposta, ma costruirsi un’opinione.
Conclusione: non stiamo scrivendo per i motori, stiamo scrivendo la memoria dell’AI
Il click è diventato meno centrale, questo è vero. Ma non significa che siti, domini e portali non servano più. Significa che il valore si sposta.
Si sposta da “essere visitati” a essere usati come fonte. Si sposta da “fare volume” a costruire autorità. Si sposta da “SEO fatta di trucchi” a chiarezza, struttura, credibilità.
Cosa significa in pratica? Significa che se oggi devi lavorare su un sito, le priorità cambiano. Non conta più solo quante pagine hai, ma quanto sono chiare. Non conta solo quante parole chiave inserisci, ma quanto sono coerenti le relazioni che costruisci. Non conta solo il traffico immediato, ma quanto il tuo sito diventa riferimento quando l’AI deve parlare del tuo settore.
E se vi state chiedendo da dove iniziare, la risposta è più semplice di quanto sembri: rendete il vostro sito utile davvero. Togliete il riempimento. Strutturate le informazioni. Rispondete alle domande che le persone fanno realmente. Costruite relazioni semantiche sensate tra i temi che trattate.
Perché alla fine la verità è questa: non stiamo più scrivendo solo per i motori di ricerca. Stiamo scrivendo la memoria collettiva dell’intelligenza artificiale. E quella memoria sta già decidendo cosa dire di voi, della vostra azienda, del vostro territorio.
Assicuratevi che si ricordi di voi nel modo giusto.
Ettore Panella
da admin | Ott 31, 2023 | Notizie
A COMPRARE per NOI sarà un ALGORITMO? Il Futuro degli Acquisti Online e non solo
NEL VIDEO IN BASSO VIENE TRATTATO L’ARGOMENTO IN MANIERA ESAUSTIVA, PUOI GUARDARE IL VIDEO O LEGGERE IL RIASSUNTO
In un mondo sempre più interconnesso, dove la tecnologia ha permeato ogni aspetto della nostra vita quotidiana, assistiamo a una trasformazione radicale nel modo in cui acquistiamo prodotti e servizi. Secondo una ricerca, nel 2030 – ovvero fra circa 7 anni – il 25% degli acquisti verrà effettuato da un algoritmo, e non da un essere umano. Questo scenario, che potrebbe sembrare estratto da un racconto di fantascienza, sta già trovando applicazione in diversi settori.
Prendiamo, ad esempio, il mondo aziendale. Alcune aziende con grandi volumi di magazzino hanno già delegato a software la capacità di effettuare ordini quando certi prodotti scendono sotto una soglia critica. Questa prassi si sta dimostrando efficace e non sorprende che si stia espandendo ad altri ambiti, come il settore finanziario, dove algoritmi di trading effettuano operazioni in frazioni di secondo.
Ma la vera rivoluzione si intravede all’orizzonte quando pensiamo al consumatore finale. Immaginate un frigorifero intelligente che, rilevando la mancanza di uova, effettua automaticamente un ordine al supermercato di fiducia. Questa non è solo una visione futuristica; è una realtà che potrebbe presto diventare la norma.
In questo contesto, le aziende si trovano di fronte a una sfida senza precedenti. Non basterà più affidarsi a strategie pubblicitarie mirate a influenzare le emozioni e i comportamenti umani. Gli algoritmi, privi di distorsioni cognitive e immuni all’emotività, richiederanno un nuovo approccio. La personalizzazione estrema, la capacità di adattarsi a comportamenti d’acquisto predeterminati e la velocità di risposta diventeranno fattori cruciali.
Le aziende dovranno quindi navigare in queste acque inesplorate, armate di nuove strategie e tecnologie. Ecco alcuni dei punti critici su cui dovranno riflettere e adattarsi:
Importanza dei Dati per gli Algoritmi:
I dati sono fondamentali per gli algoritmi, più che per gli esseri umani. Una scheda tecnica precisa e dettagliata diventa cruciale per le vendite online, poiché gli algoritmi si basano su dati specifici come il prezzo o il dettaglio tecnico per fare scelte di acquisto.
Personalizzazione Dinamica:
Le aziende devono essere pronte a modificare frequentemente prezzi, offerte e condizioni d’uso per adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e alle strategie dei concorrenti, sfruttando la capacità degli algoritmi di confrontare e valutare continuamente le opzioni disponibili.
Integrità e Trasparenza:
Gli algoritmi richiedono dati accurati e coerenti. Qualsiasi discrepanza, anche minima, può compromettere la reputazione dell’azienda agli occhi degli algoritmi, che sono programmati per valutare rigidamente l’affidabilità delle informazioni fornite.
Conoscenza degli Algoritmi:
Le aziende devono comprendere come funzionano gli algoritmi e come possono essere influenzati per assicurarsi che i propri prodotti siano scelti rispetto a quelli dei concorrenti. Competenze in SEO e altre strategie di ottimizzazione sono essenziali in questo contesto.
API e Interscambio Dati:
È fondamentale sviluppare API e sistemi che permettano un efficace scambio di dati tra diversi algoritmi, soprattutto in un e-commerce. Questo consente di migliorare la comunicazione e l’interoperabilità tra sistemi diversi.
Monitoraggio Continuo:
Le aziende devono monitorare costantemente come i loro prodotti sono percepiti dagli algoritmi, adattandosi alle loro regole e preferenze, che possono variare nel tempo.
Rischio di Corsa al Ribasso:
Affidarsi ciecamente agli algoritmi può portare a una competizione basata esclusivamente sul prezzo, potenzialmente a scapito della qualità. È importante bilanciare le istruzioni fornite agli algoritmi con considerazioni sulla qualità e sul valore del prodotto.
Protezione dei Dati:
Con la crescente importanza dei dati, è cruciale investire in sicurezza e privacy per proteggere le informazioni dei clienti e della propria azienda da possibili malintenzionati.
Educazione del Consumatore:
Informare e educare i consumatori sull’uso degli algoritmi è vitale. Molti potrebbero essere riluttanti o inesperti nell’uso di tecnologie avanzate, quindi è importante rendere l’interfaccia utente intuitiva e accessibile.
Flessibilità e Prontezza al Cambiamento:
Le aziende devono essere pronte a cambiare e adattarsi rapidamente alle nuove condizioni di mercato e alle evoluzioni tecnologiche. L’abilità di anticipare e rispondere a questi cambiamenti sarà determinante per la sopravvivenza e il successo nel futuro digitale.
Il 2030 non è poi così lontano, e le aziende dovranno accelerare il passo per non restare indietro in questa rivoluzione. Sarà interessante osservare come si adatteranno a questo nuovo panorama, dove gli algoritmi non sono più solo strumenti, ma diventano attori principali del processo d’acquisto.
da admin | Nov 9, 2020 | Notizie
Innazitutto cos’è il phishing?
Spieghiamo in cosa consiste questa tecnica utilizzando la definizione offerta da Google:
“Truffa informatica effettuata inviando un’e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di una società di commercio elettronico, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.), motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico.”
Detto in parole semplici, il criminale invia una mail che imita quanto più possibile la comunicazione ufficiale di un ente o una azienda esistente, (nella speranza che il destinatario abbia dei servizi con esso) in modo da indurre in errore la vittima designata.
Generalmente questo tipo di e-mail contiene un avviso preoccupante su problemi che si sarebbero verificati, (il conto sta per essere bloccato, stai perdendo delle e-mail, ti pignorano il comò, ecc…), con l’invito a compiere una determinata azione risolutiva che impedirà al problema di generare i danni paventati e che tipicamente consiste nel cliccare su un link che aprirà una pagina dove inserire le proprie credenziali di accesso, (generalmente login e password).
Se inserite questi dati il criminale prenderà il controllo del vostro c/c o assumerà la vostra identità con cui ingannare gli altri. Non meno pericoloso e spesso sottovalutato è il furto dei dati di accesso alla propria e-mail. L’e-mail è un servizio molto pericoloso perchè il recupero delle password di accesso all’area riservata dei siti web dimenticate (cosa che succede spessissimo purtroppo), avviene tramite l’email.
Il criminale una volta avuti i dati di accesso alla vostra mail può accedere ad un determinato sito a cui siete iscritti e chiedere il recupero della password, (oppure creare un account proprio da utilizzare spacciandosi per voi), leggere la mail di risposta del server che chiede conferma e poi cancellarla al fine di non farvi insospettire.
Oggi sempre più istituti di credito e siti utilizzano gli sms per rendere più complicata la vita dei criminali proprio a causa del notevole successo ottenuto dai criminali con queste tecniche.
Vorrei tranquillizzare i lettori, un po’ tutti possono cadere nel tranello, un momento di distrazione, una mail ben costruita, un sapiente uso della psicologia ecc. Un momento di debolezza può capitare a tutti ed è per questo che bisogna obbligarsi ad una serie di azioni standard da seguire a prescindere per minimizzare il rischio di cadere in queste trappole.
Vediamo un esempio di phishing

L’immagine mostra una mail con un tentativo di phishing, in questo caso il criminale ha usato nel testo il dominio del destinatario (la parte che ho oscurato) e questo lo ha reso ai suoi occhi credibile e la paura di perdere mail importanti ha spinto il destinatario ad agire in fretta, ma cosa avrebbe dovuto controllare?
Per prima cosa concentriamoci sul link e diciamo subito che si compone di due parti, la prima è quella visibile e serve al lettore per capire dove porta quel collegamento e la seconda è invisibile e indica al server quale risorsa internet si desidera. Per esempio, la parte visibile potrebbe essere Costiera amalfitana e la parte invisibile https://www.costadiamalfi. it .
Costiera amalfitana
Come vedete ciò che appare è il nome della località ma cliccando si va sulla pagina web della costiera.
Capita talvolta che si usi indicare nella parte visibile del link l’URL (indirizzo web) che si andrà a visitare
https://www.costadiamalfi.it
Come vedete in questo caso parte visibile e parte nascosta sono identiche.
Supponiamo ora di ricevere una mail apparentemente dell’inps che ci informa di problemi ad una nostra pratica e ci invita a clikkare sul link la cui parte visibile è https://www.inps.it/tua-pratica ma la parte nascosta è http://pippoplutoepaperino.ru/motifrego
In questo caso la parte visibile indica un sito credibile e conosciuto mentre la parte nascosta (quella vera) punta ad un sito molto poco credibile.
La domanda che dobbiamo porci è: che interesse avrebbe un ente legittimo quale l’inps a mostrare al pubblico un indirizzo web e poi far effettivamente visionare una pagina con un indirizzo totalmente diverso?
Generalmente nessuno.
Altra domanda che dobbiamo porci: se il sito ufficiale dell’Inps è all’indirizzo https://www.inps.it che interesse avrebbe l’ente a farvi accedere alla pagina http://pippoplutoepaperino.ru/motifrego ?
Come si fa a vedere la parte nascosta di un link? Basta mettere il puntatore del mouse sopra al link e guardare in basso a sinistra, comparirà l’indirizzo vero. Un altro modo è mettere il puntatore del mouse sopra il link e cliccare con il tasto desto del mouse, dal menu che compare bisogna scegliere “copia indirizzo link” e poi aprire un programma per gestire i testi (ad esempio word) e fare incolla, una volta reso visibile il vero collegamento confrontarlo con la sua parte visibile
Se nelle mail legittime una cosa del genere da parte di un ente sarebbe da biasimare, nelle e-mail truffaldine succede spesso proprio perchè il destinatario della truffa è indotto a pensare di aprire una pagina di un ente ufficiale (o comunque una pagina legittima) e abbassa le sue difese recandosi con fiducia nella trappola che è stata preparata.
Controllare su Google
Una ulteriore verifica è prendere un pezzo del testo della mail e metterlo tra virgolette doppie ” ” nel box di ricerca di google, se di truffa si tratta è molto probabile che qualche sito ne parli.
Ricapitolando
– Se la parte nascosta del link presente nel testo della mail punta al sito ufficiale dell’ente da cui abbiamo ricevuto la mail;
– se la ricerca su Google non trova alcun problema
– se il sito dove ci porta il link è sicuro, (sulla barra degli indirizzi compare un lucchetto) e cliccando sul lucchetto compare un menu con ulteriori informazioni; 
– se quell’ente o azienda usa normalmente le e-mail per comunicare con i suoi utenti e richiede quei dati (le banche non chiedono mai via e-mail login e password quindi una simile richiesta deve subito mettere in allarme);
– se non vi sono altri elementi che creano sospetto quali ad esempio un testo in italiano scorretto o realizzato grazie ad un traduttore automatico;
allora si può stare abbastanza tranquilli, anche se per una maggiore prudenza si può telefonare al servizio assistenza.
Ovviamente ho dato per scontato che abbiate un antivirus aggiornato
E se il link presente nel testo fosse corretto?
Vediamo un altro tentativo di truffa fatta inviando via mail un falso avviso dell’inps. In questo caso il link inserito nel testo non è truffaldino e punta correttamente al sito ufficiale dell’inps.

Un primo campanello di allarme lo da il testo zoppicante e che utilizza termini che nessuno utilizzerebbe in quel contesto (guarda parti del testo sottolineate). Possiamo dire quello che vogliamo dei dipendenti Inps ma un testo base sanno scriverlo sia pur in burocratese spinto. Dal mio punto di vista basta già questo per mandare la mail nel cestino ma per ulteriore scrupolo si può fare la ricerca su Google.
Perchè hanno messo un link corretto?
Poichè questa truffa circola da tempo ha perso di efficacia e poi il trucco del link truffaldino è sempre più conosciuto. Mettere il link corretto spiazza chi riceve la mail che tranquillizzato apre con fiducia il file allegato dove crede di trovare il modulo ma attiva il virus.
da admin | Nov 4, 2019 | Notizie
È al suo debutto l’interessante misura, prevista dal Ministero dello Sviluppo Economico, il cui l’obiettivo è favorire la conversione digitale del tessuto imprenditoriale italiano e la crescita di competenze manageriali attraverso la consulenza specialistica per la ricerca di soluzioni tecnologiche secondo quanto previsto dal Piano Nazionale Impresa 4.0 .
Il contributo “Voucher per consulenza in innovazione” è a fondo perduto ed arriva a coprire fino al 50% delle spese sostenute dalle PMI e Reti d’impresa per la consulenza erogata dagli “Innovation manager” (soggetti iscritti nell’elenco MISE ai sensi del decreto 7 maggio 2019).
Sono incentivati i progetti volti a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale, nonché l’ammodernamento degli assetti gestionali ed organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale Impresa 4.0.
La dotazione finanziaria per le annualità 2019 -2020 ammonta ad euro 50.000.000,00.
Soggetti beneficiari
Possono beneficiare delle agevolazioni di cui al Voucher le imprese singole o aggregate che risultino possedere, alla data di presentazione della domanda nonché al momento della concessione del contributo, i requisiti di seguito indicati:
- qualificarsi come micro, piccola o media impresa ai sensi della normativa vigente;
- non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dall’articolo 1 del Regolamento UE n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013 “De Minimis”;
- avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale e risultare iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;
- non essere destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e risultare in regola con il versamento dei contributi previdenziali;
- non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente ai sensi della normativa vigente;
- non aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione Europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune.
Possono inoltre beneficiare del Voucher anche le reti d’impresa composte da un numero non inferiore a tre PMI in possesso dei requisiti descritti, purché il contratto di rete configuri una collaborazione effettiva e stabile e sia caratterizzato dagli elementi di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto 7 maggio 2019.
Spese ammissibili
Sono ammesse al contributo le spese sostenute a titolo di compenso per le prestazioni di consulenza specialistica rese da un manager dell’innovazione con funzione di indirizzo e supporto dei processi di innovazione, ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali. La trasformazione tecnologica e digitale deve riguardare l’applicazione di una o più delle seguenti tecnologie abilitanti:
- big data e analisi dei dati
- cloud, fog e quantum computing
- cyber security
- integrazione delle tecnologie della Next Production Revolution (NPR) nei processi aziendali, anche e con particolare riguardo alle produzioni di natura tradizionale
- simulazione e sistemi cyber-fisici
- prototipazione rapida
- sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (RV) e realtà aumentata (RA)
- robotica avanzata e collaborativa
- interfaccia uomo-macchina
- manifattura additiva e stampa tridimensionale
- internet delle cose e delle macchine
- integrazione e sviluppo digitale dei processi aziendali
- programmi di digital marketing, quali processi trasformativi e abilitanti per l’innovazione di tutti i processi di valorizzazione di marchi e segni distintivi (c.d. “branding”) e sviluppo commerciale verso mercati
- programmi di open innovation
Le specifiche circa contenuto e finalità delle prestazioni consulenziali, nonché durata e compenso, devono risultare da un contratto di consulenza sottoscritto dalle parti successivamente alla data di presentazione della domanda di ammissione al contributo. Il contratta deve avere una durata compresa tra i 6 ed i 9 mesi.
Agevolazioni
L’agevolazione è costituita da un contributo in forma di voucher concedibile in regime “de minimis” ai sensi del Regolamento (UE) n. 1407/2013. Il contributo massimo concedibile è differenziato in funzione della tipologia di beneficiario:
- 40.000 euro per le micro e piccole imprese nel limite del 50% della spesa;
- 25.000 euro per le medie imprese nel limite del 30% della spesa;
- 80.000 euro per le reti d’impresa nel limite del 50% delle spese sostenute.
Iter di presentazione delle domande
Le domande vanno presentate con modalità telematica, procedura a sportello, per cui saranno ammesse alla fase istruttoria sulla base dell’ordine cronologico di presentazione. Fasi:
- dal 31 ottobre 2019 (ore 10:00) verifica preliminare del possesso dei requisiti di accesso alla procedura informatica;
- dal 7 novembre 2019 (ore 10.00) al 26 novembre 2019 (ore 17.00) compilazione della domanda di accesso alle agevolazioni;
- dal 3 dicembre 2019 (ore 10:00) invio della domanda di accesso alle agevolazioni
Ritenendo si tratti di un’ottima opportunità per le imprese che intendono migliorare l’efficienza gestionale per accrescere la competitività, restiamo a Vs. disposizione per quesiti e chiarimenti.
STUDIO BUONGIORNO
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