CHIESA S.M. ASSUNTA
POSITANO
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Piazza Flavio Gioia - 84017 Positano


La storia della Chiesa di
Santa Maria Assunta è legata a quella del monastero benedettino
di Santa Maria, che secondo tradizione una non documentata
sarebbe stato eretto in occasione dell'arrivo a Positano
dell'icona bizantina della Madonna, ancor oggi venerata nella
nostra Chiesa. Più verosimilmente, invece l'abbazia fu fondata
nella seconda metà del secolo X; il primo cenno documentale di
essa lo ritroviamo in un manoscritto della fine del Esc. XI, con
il quale il duca Mansone del Monastero Sergio di
Sorrento concedeva all'abate di Santa Maria di Positano la
libera navigazione nelle acque del suo ducato.
L'abbazia godette di un
grande prestigio fin verso la metà del sec. XV, quando l'ultimo
abate benedettino Antonio Acciappaccia di Sorrento, e i
suoi monaci, forse spaventati dalle incursioni di predoni
cilentani, abbandonarono il monastero. Dopo alcuni anni esso fu
affidato a un abate commendatario nella persona di Nicola
Miroballi, successivamente eletto arcivescovo di Amalfi. Tra
gli abati commendatari che ressero l'abbazia di Positano
ricordiamo un tal Federico Borromeo, parente del più
celebre Cardinale Borromeo immortalato dal Manzoni, e il
Cardinale Vincenzo Maria Orsini, divenuto poi Papa
Benedetto XIII. Tranne qualche eccezione, il periodo degli
abati commendatari fu nefasto per la nostra Chiesa. Del monastero
si persero gradualmente finanche le tracce architettoniche,
mentre la Chiesa deperiva sempre più, nonostante i continui
richiami degli Arcivescovi di Amalfi e
un profondo rifacimento cui fu sottoposta nei primi anni del
secolo XVII.
L'ultimo abate
commendatario, Liborio Marra, napoletano, fu di fatto
esautorato dal clero locale che nel 1777 pose mano ai restauri
della Chiesa. I lavori durarono circa cinque anni; il 10 agosto
1783 l'Arcivescovo Mons. Antonio Puoti consacrò la Chiesa
totalmente rinnovata e il 15 agosto successivo incoronò l'icona
della Madonna con una corona d'oro.

L'icona bizantina è verosimilmente giunta
a Positano nel sec. XII ad opera
dei monaci benedettini, i quali, a bordo delle loro navi, percorrevano le rotte
commerciali e di pesca lungo le coste dell'Italia meridionale. Una piccola pergamena,
conservata nell'archivio parrocchiale, ricorda la dedicazione della Chiesa ad
onore della Beata Vergine Maria ad opera ai Giovanni II Vescovo di Amalfi
nell'anno 1159.
La tradizione popolare,
invece, vuole che l'icona sia giunta a Positano in modo
prodigioso. Essa faceva parte del carico di un veliero che
proveniente dalle regioni orientali che, giunto al largo di
Positano, incappò in una forte bonaccia che ne fermò il
viaggio.
Dopo vari tentativi
inutili di proseguire, i marinai sentirono voce:
"Posa, posa", il
capitano interpretò questo prodigio come manifestazione della
volontà della Vergine di restare in quel luogo e decise di
dirigere la prua verso terra; a quel punto la nave riprese a
muoversi. Giunti a riva, i marinai sbarcarono l'icona e la
consegnarono agli abitanti di Positano, i quali la elessero loro
protettrice erigendo un tempio in suo onore.
Anticamente Positano, era
affidata alla protezione del martire San Vito, del quale si
conserva un pregevole busto reliquiario, di scuola napoletana del
sec. XVI. E' una delle più pregevoli opere della Costiera
Amalfitana. Il capo sbalzato in argento, probabilmente anteriore
di un secolo, presenta elementi della scuola dei Laureana; appare
eseguita su un modello vivente, come testimoniano le orecchie
trattate con individuale naturalezza. La capigliatura presenta
larghe ciocche, lisce, con un vivo gioco di piani. Singolare è
il trattamento della pupilla negli occhi appena incavati. Il
busto è più convenzionale, decorato a grandi
"ramages" su fondo sabbiato, inteso come vestito di
giubba chiusa da graffe, sopra una camicia con il collo
pieghettato. Su di una graffa è incisa la data del 1599. Sulla
graffa grande, divise da un calice ed ostia, si legge: SANTE VITE
PROTECTOR POSITANI. Sul bordo inferiore del busto vi è
l'iscrizione: REGE PHILIPPO TERCIO OPVS HOC COSTRVENDVM CVRARVNT
SVMTIBVS CONFRATERNITAS MONTIS CORPORIS CHRISTI GVBERNATORES
EIVSDEM - HONORATVS PORCIVS AVRELIVS DVRSO SILVESTRO MIRELLA
DOMINICVS REMITA E P. MAX. CLEMENTE OTTAVO (Durante il regno
di Filippo Terzo con i mezzi della Congregazione del Corpo di
Cristo i governatori della stessa: Onorato Porzio, Marco Aurelio
D'Urso, Silvestro Mirelli e Dominico Romito fecero fabbricare
quest'opera durante il pontificato di Clemente VIII).
La Chiesa così come oggi
si presenta al visitatore, salvo alcuni interventi particolari
attuati per adeguare il tempio alle indicazioni della riforma
liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, risale ai lavori
compiuti tra il 1777 e il 1782. L'interno è diviso in tre navate
con cinque archi ai quali corrispondono, lungo le navate
laterali, altrettante cappelle per ciascun lato. Procedendo
dall'ingresso verso l'altare maggiore, si susseguono a destra le
cappelle di San Biagio, Immacolata, Sant'Antonio e Sant'Anna;
all'estremità destra vi è l'altare della Circoncisione con un
bel dipinto opera di Fabrizio Santafede datato 1599.

A destra dell'altare
maggiore vi è la cappella di Santo Stefano all'interno della
quale è custodita la statua lignea settecentesca della Madonna
con Bambino.
Sopra l'altare maggiore si
erge il tempietto con l'icona bizantina recentemente restaurata;
ai lati dell'abside vi è il coro in noce massiccia alle cui
estremità due nicchie custodiscono l'Addolorata (a destra) ed un
pregevole Cristo alla colonna opera di Michele Trillocco
del 1798 (a sinistra).
A sinistra dell'altare
maggiore c'è la cappella del SS. Sacramento quindi,
all'estremità del transetto, l'altare della Madonna del Carmine
con un bel dipinto proveniente dalla Certosa di Serra San Bruno
in Calabria. Proseguendo verso l'uscita, lungo la navata sinistra
si trovano le cappelle del Crocefisso, dell'Annunziata, di San
Vito e di San Nicola di Bari.
Sopra la porta centrale vi
è la cantoria con il maestoso organo. A destra un piccolo
ambiente custodisce un delizioso fonte battesimale, fatto
amorosamente restaurare dall'attuale parroco Don Raffaele
Talamo.
Nell'arco di confluenza
tra la navata destra e il transetto si può ammirare sul lato
destro un pregevole bassorilievo (forse un antico reliquiario di
San Vito) datato 1506. Di fronte ad esso un lapide del 1600 che
ricorda la nomina ad abate commendatario di Positano del prete
napoletano Pirro Giovanni Campanile; la lapide è
sormontata da un bassorilievo con lo stemma dell'abate.
In Sacrestia un quadro
raffigurante il Cristo con la croce, risalente alla fine del sec.
XVI, fino a qualche anno fa collocato sopra l'altare del SS.
Sacramento, un tempo sede dell'antica Congregazione o
Confraternita del Corpo di Cristo.
Uscendo sul sagrato, a
pochi passi dalla Chiesa si erge il campanile, edificato nel 1707
per opera di uno sconosciuto frate cappuccino ricordato in un
frammento di lapide che si trova attualmente murata sulla parete
esterna della Chiesa lungo la via Vito Savino.
Al disopra della porta del
campanile è murato un bassorilievo di epoca medioevale
raffigurante un pistice e sopra di esso una lapide posta nel 1902
a ricordo del Positanese FLAVIO GIOIA, inventore della
bussola.
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